Di Dorian Grimault, astrologo · Pubblicato il · aggiornato il
Il quinconce collega due astri separati da cinque segni, 150°. Tolomeo non lo contava tra gli aspetti: per lui, segni posti a questa distanza non si vedono. Il XVII secolo lo ha fatto entrare nella pratica, e AstralPro lo adotta come il più ampio degli aspetti minori del tema natale. Ecco la sua storia, la sua tolleranza, il suo posto nel tuo rapporto e il quinconce di Camille Morel, il tema di esempio di AstralPro (dati fittizi).
Nella Tetrabiblos (libro I, capitolo 16), Tolomeo descrive i segni «disgiunti» o «estranei»: quelli che non hanno tra loro nessuna delle familiarità che ha appena esposto, e che restano fuori dai quattro aspetti, opposizione, trigono, quadrato e sestile. Sono i segni separati da un segno o da cinque. Di questi ultimi dice che dividono il cerchio in parti disuguali, mentre gli altri aspetti lo dividono in parti uguali.
Il termine tradizionale di inconjunct, dal latino, «non congiunto», conserva la traccia di questa idea: secondo le fonti antiche, due segni a cinque segni di distanza non possono guardarsi.
William Lilly, in Christian Astrology (1647), presenta il quinconce come una novità. A pagina 32 del libro I, dopo aver ricordato che si usano quasi soltanto la congiunzione, il sestile, il quadrato, il trigono e l'opposizione, cita gli aspetti che «un certo Keplero, uomo dotto» ha aggiunto, tra cui il quinconce di 150°. Lo legge nelle effemeridi del suo tempo, dove è annotato Vc: in un giorno di gennaio, il Sole e Giove vi sono dati in quinconce, «aspetto di cinque segni, o 150 gradi». Lilly spiega queste abbreviazioni perché il suo lettore sappia decifrarle.
Alla fine del libro III lo ripete: nelle sue direzioni, il simbolo del quinconce indica «un nuovo aspetto, di 150 gradi». Le fonti non concordano sull'elenco esatto degli aspetti di Keplero: Lilly vi include il quinconce, mentre lo studio di David Plant su Skyscript gliene attribuisce tre, il quintile, il biquintile e il sesquiquadrato. AstralPro non ne trae alcuna conseguenza: adotta il quinconce per la sua geometria.
Due segni in quinconce non condividono né l'elemento, né la modalità, né il genere: l'Ariete e la Vergine, il Fuoco cardinale e la Terra mutevole. Le due funzioni collegate non hanno un linguaggio comune evidente. Il quinconce non blocca come un quadrato e non facilita come un trigono: obbliga ad aggiustamenti ripetuti, senza una formula stabile. La legenda della tabella degli aspetti del tuo rapporto lo dice così: aggiustamento, due registri che non si parlano.
Il quinconce ha un gemello: il semisestile, a un segno di distanza, che Tolomeo colloca nello stesso capitolo dei segni disgiunti. I due sono complementari, poiché 150° e 30° fanno insieme 180°: un astro in quinconce a un punto è in semisestile al punto opposto.
Per leggerlo, cerca che cosa ciascun astro deve cedere all'altro. Con il Sole in quinconce alla Luna, ciò che vuoi fare e ciò di cui hai bisogno si allineano male, e l'equilibrio va ripreso di continuo: tenere conto delle tue emozioni senza sacrificare le tue ambizioni, e viceversa.
Nel tuo tema natale, l'orbe del quinconce è di 5°: due astri separati da 145° a 155° sono in quinconce. È la tolleranza più ampia dei quattro aspetti minori, davanti al sesquiquadrato e al semiquadrato (3°) e al semisestile (2°), e la stessa per tutti gli astri.
Un aspetto minore occupa un posto preciso nei tuoi rapporti. Figura nella griglia completa del natale, con il suo orbe, il suo senso e, se è stretto, la sua lettura. La ruota non lo traccia, e la tabella del Libro, riservata agli aspetti maggiori, non lo riprende. Nella scelta degli aspetti commentati dai capitoli, i maggiori ricevono un vantaggio netto, tanto che un quinconce vi entra di rado.
Il Libro se ne serve tuttavia per una figura: lo yod, in cui due astri in sestile sono ciascuno in quinconce a un terzo, l'apice. Per individuarla, restringe il quinconce a 3°.
Camille Morel, il tema di esempio di AstralPro (dati fittizi), ha un solo quinconce nella sua griglia di 40 aspetti: Lilith quinconce AC, orbe 1°58', alla riga 15. Lilith è a 14°01' Ariete, in casa 5; l'Ascendente a 15°59' Scorpione. L'Ariete e lo Scorpione illustrano bene il quinconce: Fuoco e Acqua, cardinale e fisso, maschile e femminile.
Sulla sua riga la colonna Senso porta un trattino, perché l'Ascendente è un angolo. La colonna Lettura, invece, è compilata: copre le righe fino a 3° di orbe, qui le prime venti, e la quindicesima ne fa parte. Il quinconce non è tracciato sulla ruota e non fa parte dei venti aspetti commentati nel capitolo I. Non entra nemmeno in uno yod del Libro, il cui rilevatore collega solo i dieci pianeti, l'Ascendente e il Medio Cielo, senza Lilith.
Tra i suoi dieci pianeti, il suo Ascendente e il suo Medio Cielo, la griglia non rileva alcun quinconce: l'unico del suo tema passa per Lilith, sola in Ariete.
Un quinconce entro 2°, come quello di Camille, merita uno sguardo anche se non viene commentato a lungo. Il metodo resta lo stesso: nominare le due funzioni, poi cercare il punto in cui si intralciano. Qui Lilith descrive una parte insubordinata, e l'Ascendente il modo di entrare in contatto con il mondo. Il loro quinconce invita a un aggiustamento tra ciò che rifiuta di piegarsi e ciò che si mostra per primo.
Nella griglia questa riga prende il suo posto secondo l'orbe, senza riguardo per la famiglia dell'aspetto: tra la Luna congiunzione Plutone (1°52') e il Sole quadrato Saturno (1°58'). Un minore stretto si legge così accanto a maggiori dello stesso ordine di precisione.
Il senso conta anche per un quinconce tra due pianeti: applicativo, descrive un aggiustamento che si costruisce; separativo, una regolazione già acquisita. Quando la colonna porta un trattino, l'aspetto si legge pienamente, semplicemente senza questa sfumatura di tempo.
Queste schede descrivono l'astrologia per tutti. Il tuo tema natale, invece, è unico: scopri ciò che il tuo cielo di nascita rivela di te.
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