Tra il XII e il XVI secolo, l'Europa vive l'età dell'oro dell'astrologia occidentale: la disciplina si insedia nelle università, consiglia i principi e struttura la medicina dotta. È anche il periodo in cui emergono le prime critiche rigorose che annunciano i grandi cambiamenti a venire. Questo doppio movimento, apogeo e messa in discussione, rende quest'epoca uno snodo decisivo nella storia dell'astrologia.
A partire dal XII secolo circa, l'Europa latina riscopre in modo massiccio i saperi greci e arabi grazie alle grandi traduzioni che circolano dalla penisola iberica e dalla Sicilia. L'astrologia entra allora nelle università nascenti, dove viene insegnata come disciplina ausiliaria della medicina: il medico dotto deve conoscere le influenze celesti per interpretare le costituzioni e orientare le cure. Allo stesso tempo, le corti principesche e pontificie si circondano di astrologi ufficiali, il cui parere viene richiesto per le decisioni politiche, militari e dinastiche.
Questo doppio radicamento, universitario e cortigiano, conferisce all'astrologia una legittimità istituzionale senza precedenti in Occidente. Il Rinascimento, a partire dal XV secolo, amplifica ulteriormente questo prestigio associando lo studio degli astri alle grandi ambizioni intellettuali del neoplatonismo fiorentino e dell'umanesimo.
Questo periodo vede consolidarsi diversi acquisiti tecnici e teorici duraturi. L'insegnamento universitario normalizza la medicina astrologica: i temi di nascita e le ingressioni planetarie diventano strumenti riconosciuti della diagnosi dotta. Parallelamente, il sistema di divisione del cielo in case è oggetto di lavori di formalizzazione matematica che affinano considerevolmente la pratica, in particolare grazie ai contributi di Regiomontano.
Sul piano filosofico, il neoplatonismo fiorentino integra l'astrologia in una visione del cosmo in cui i corpi celesti agiscono come intermediari tra il principio divino e la materia terrestre. Questo orientamento conferisce alla disciplina una profondità speculativa nuova, lontana dal solo calcolo tecnico. In contrapposizione, la fine del XV secolo vede emergere una critica filosofica e teologica seria, che obbliga i difensori dell'astrologia a precisare i propri argomenti e i propri limiti.
Guido Bonatti, attivo nel XIII secolo, è una delle figure più rappresentative dell'astrologo di corte medievale: consigliere di principi e condottieri, incarna il ruolo pratico e politico che la disciplina poteva allora svolgere. Regiomontano, nel XV secolo, contribuisce in modo decisivo alla formalizzazione matematica del sistema delle case, la cui logica di divisione del cielo continua a essere utilizzata e discussa dai praticanti di oggi. Marsilio Ficino, filosofo fiorentino del XV secolo, inscrive l'astrologia nel quadro del neoplatonismo: per lui, le influenze planetarie partecipano di una simpatia universale che collega tutte le parti del cosmo.
A cavallo tra il XV e il XVI secolo, Giovanni Pico della Mirandola assume una posizione radicalmente opposta. Nella sua opera Disputationes adversus astrologiam divinatricem, sviluppa una critica sistematica dell'astrologia divinatoria, contestandone sia i fondamenti teorici sia le pretese pratiche. Questo testo costituisce una delle prime grandi messe in discussione filosofiche della disciplina in Occidente, e la sua influenza si farà sentire ben oltre il Rinascimento.
Il periodo medievale e rinascimentale lascia all'astrologia occidentale un corpus tecnico e simbolico di notevole coerenza: il sistema delle case derivato dai lavori di Regiomontano, la medicina astrologica codificata nelle università e la visione neoplatonica delle corrispondenze tra cielo e terra sono fondamenta che la pratica successiva non cesserà di riprendere, adattare o discutere. Ciò che incontri oggi nei temi astrali, con le loro dodici case numerate e i loro significati legati al corpo e alla vita concreta, porta l'impronta diretta di questa età dell'oro europea.
La critica di Giovanni Pico della Mirandola annuncia i dibattiti che si intensificheranno nel XVII e XVIII secolo, quando la rivoluzione scientifica metterà più profondamente in discussione lo statuto epistemologico dell'astrologia. L'apogeo medievale e rinascimentale è dunque allo stesso tempo un vertice e un punto di svolta nella lunga storia della disciplina.